[TUTORIAL] Restauro di rasoi antichi

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[TUTORIAL] Restauro di rasoi antichi

Messaggioda altus » 18/01/2017, 12:57

Approfitto dell'incarico di restaurare una coppia di rasoi da parte di un collezionista francese, per stendere un breve tutorial su come si affronta il restauro di pezzi antichi.

Il post è bloccato fino al completamento del lavoro in modo da non "diluire" con commenti la sua organicità.


Fase 0
Analisi visiva e valutazione degli interventi.

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I due rasoi manicati in avorio e piquet work si presentano sostanzialmente in buone condizioni. Le lame mostrano segni di una leggera molatura (affilatura a mola? disossidazione a mola?) ma sostanzialmente rimangono dei near wedge da 6/8" con una lavorazione del codolo e della punta del dorso tipiche delle decadi del 1820-30 in area inglese. I pin invece a boccola con perno centrale sono in ottone e probabilmente posteriori dato che gli inglesi su questo tipo di manico montavano sempre dei perni in nickelsilver senza rondelle. Questo corrobora l'ipotesi di uno smontaggio professionale molto datato per una rimozione dell'ossido delle lame.
Data la presenza di macchie di ruggine all'interno delle guancette e notevoli ossidazioni in zona pivot, si impone lo smontaggio completo dei rasoi.


Fase 1
Smontaggio e pulizia dell'avorio - verifica dello stato delle lame.

Lo smontaggio è stato reso particolarmente lento per il tipo di pin a boccola utilizzati che non permettevano la semplice limatura della testa e ribattitura a sfilare. E' stato necessario scavare con frese da dentista tutto il corpo dei perni, lasciando solo una camicia minima intorno al foro dell'avorio. Il conseguente allentamento delle guancette ha permesso di segare il residuo dei perni passando con la lama tra guancetta e codolo. Poi con una fresetta conica si sono eliminati i resti dell'ottone senza consumare avorio e quindi evitando di allargare i fori. Circa un'ora e mezza di lavoro per 4 perni.....

Una volta smontati completamente, l'avorio è stato pulito con sapone di marsiglia e spazzolino da denti duro, grattando col bisturi i punti in cui le incrostazioni di ruggine erano particolarmente tenaci e una passata finale di spugnetta per lucidare le unghie. Prima del rimontaggio verranno ulteriormente lucidati con delle particolari carte abrasive usate in gioielleria che arrivano al grit di 1 micron.

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Re: [TUTORIAL] Restauro di una coppia di rasoi

Messaggioda altus » 28/01/2017, 13:52

Inizia il trattamento delle lame che presentavano graffi consistenti lasciati da una precedente pulitura eseguita con mole o spazzole metalliche su lucidatrice da banco (un pessimo sistema per rimuovere patine e ossidazioni...).

La zona pivot è stata trattata con carte abrasive (grit da 320 a 2400 in successione) per rimuovere le incrostazioni di ruggine attiva. Permangono dei grateri con ossido passivo che verrà eliminato nella fase successiva di lucidatura.

Le lame sono state trattate con carte abrasive (grit da 800 a 2400 in successione) arrotolate su un tappo di sughero e con movimenti incrociati, per ridurre le creste dei graffi preesistenti.

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A seguito della pulizia su una delle coste si intravede parte della scritta silversteel. Anche le caratteristiche dell'acciaio durante le operazioni di pulizia confermano che si tratta di autentico silversteel.
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Re: [TUTORIAL] Restauro di una coppia di rasoi

Messaggioda altus » 27/02/2017, 14:08

Non sarà possibile portare le lame a specchio senza asportare inutilmente acciaio e rischiare lo stondamento (già in parte presente) degli spigoli vivi dei vari piani del rasoio.
In questi casi è preferibile lasciare la rigatura delle mole che voler trasformare un rasoio inglese antico nella marmitta cromata di una Chevy
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Re: [TUTORIAL] Restauro di una coppia di rasoi

Messaggioda altus » 03/03/2017, 18:20

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Re: [TUTORIAL] Restauro di rasoi antichi

Messaggioda altus » 14/06/2017, 16:38

Questa volta è il turno di tre "stub tail" inglesi

Clark & Hall (1798 - 1823) c. 1800-10
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"Clayton" marchio di John Shaw a Stanninton (Sheffield) presente nell'annuario Gales e Martin del 1787
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"Larissa" maker non repertoriato databile verso il 1790-1800
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La prima operazione è ovviamente la smanicatura delle lame. I manici in corno presentano vari problemi (disidratazione, fratture, mancanze) ma vanno salvaguardate le rondelle originali quindi vengono smontati segando i pin internamente alle guancette con seghetto da orafo e lame della misura minima. Un leggero strato di corno viene ovviamente perso ma nel consolidamento successivo non creerà problemi. In questi casi sono più importanti le rondelle d'epoca. Inoltre questi manici privi di spaziatore hanno la particolarità di avere un secondo pin nascosto dalla rondella. Probabilmente in fase di montaggio veniva usato questo secondo pin di tenuta per unire le guancette che poi venivano forate e fissate con il pin dotato di rondella. Qualsiasi tentativo di allargare le guancette senza tagliare i perni allo spaziatore porta forzatamente alla rottura del manico.
Una leggera passata di carta abrasiva per rimuovere il grosso del sudicio accumulato dalle guancette precede il bagno reidratante in olio di piede di bue (dai 2 ai 4 giorni)

A questo punto si inizia a lavorare sulle lame
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In questi casi preferisco eseguire il primo sgrosso a mano (micromesh MX da 150->1200) aiutandomi con dei tappi di sughero su cui vengono arrotolate in modo da seguire il verso della molatura. Strumenti rotativi sarebbero troppo aggressivi soprattutto sulle spigolature originali, portando (come spesso vedo) a stondature che alterano le già malridotte geometrie.

Il Clark & Hall presenta notevoli danni sul filo della punta.
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Conviene in questi casi iniziare subito a eliminarli per evitare "incidenti" sia alle micromesh che alle mani.

Il "Clayton" non presenta gravi problemi salvo il consumo sulla punta per cui il filo si inarca verso il dorso.
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Il "Larissa" presenta la tipica usura da affilature su mola, in cui la perdita di altezza della lama avviene soprattutto dal centro verso il tallone. Va considerato che questi rasoi hanno uno spessore che dalla punta si riduce fino a 1mm al pivot, quindi al tallone avevano meno acciaio che in punta. E molature e strop cosparsi di paste abrasive in cui prevaleva lo smeriglio hanno fatto il resto in 200 anni.
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Dopo un buon lavoro di carteggiatura il risultato è questo:
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Si tratta ora di passare a una lucidatura non troppo spinta in cui le paste abrasive finiranno di rimuovere i resti di ossido passivo nelle cavità del pitting lasciando le patinature (ingrigimenti) dell'acciaio. Anche le rondelle verranno ripulite dalla patina del tempo con feltrini e paste abrasive, montandole con delle viti su un supporto di legno.
[continua]
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