[TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

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Messaggioda altus » 27/05/2014, 16:58

periodicamente verranno da me rimossi i commenti (anche quelli graditi) che non apportano ulteriori informazioni, per mantenere leggibile e meno dispersivo il tutorial. Non me ne vogliano gli autori ;)

Zino Davidoff ha scritto:
Premessa
Quale restauro?

Possiamo sintetizzare le tipologie di restauro in due scuole classiche:

Restauro alla maniera: Il restauro dovrà essere effettuato secondo i canoni del tempo in cui è stato realizzato il pezzo.
Restauro filologico: Il restauratore deve cercare di preservare, per quanto possibile, l'aspetto del pezzo. Ne rimarranno conseguentemente conservati anche i segni del tempo. Eventuali aggiunte dovranno essere riconoscibili (materiale diverso, forme semplificate).

Questa distinzione è decisamente tagliata con l'accetta, ma a mio parere descrive bene i diversi approcci al di qua e al di là dell'Atlantico.

Gli Americani in genere praticano un restauro filologico distorto. Come risultato, tendono ad asportare ogni segno di corrosione in modo molto aggressivo, cancellando di conseguenza ogni segno distintivo tra una lama e l'altra: in qualche caso riescono a cancellare anche i punzoni :!:
I risultati, qua nella vecchia Europa, fanno al massimo sorridere.

In genere, anche gli europei stanno iniziando a cadere nella trappola filologica distorta. Personalmente ritengo che il restauro debba essere effettuato, tempo e contanti permettendo, alla maniera. Se una lama di Sheffield può accettare la lucidatura esasperata e un bel manico di corno scuro, un rasoio spagnolo degli anni '50 non può essere vestito con guancette d'avorio.


Alcune linee-guida per chi voglia affrontare il restauro di una lama trovata in un mercatino, fisico o virtuale che sia.

Calcolate comunque che restaurare non è un operazione a costo 0: una dotazione minima prevede carte abrasive di qualità da 800 a 5000 di grit, fogli abrasive 3M all'ossido di alluminio per i manici, micromesh da 1500 a 12000, colle (cianacrilato e bicomponente), martello per orefice a testa tonda da 50-60 gr per ribattere i pin, barre da 1,6mm in ottone e nichel silver da usare per i pin, rondelle in ottone e in acciaio satinato adatte ai perni (e evitate gli ignobili chiodini che usano adesso le ditte tedesche!), un tronchesino per tagliare i perni a misura, paste abrasive da carrozziere per la lucidatura, un minimo di 3 pietre (1000 sintetica, Candia o sintetica 3000, Belga gialla) per sistemare i bevel e togliere denti e rettificare il filo.
A questo va aggiunto ben presto un Dremel con albero flessibile e relativi accessori da lucidatura (dischi in feltro), fresette diamantate e spazzole metalliche. Restaurare senza gli strumenti adatti porta solo a risultati deludenti o a rovinare ulteriormente delle lame, quindi evitate di muovere i primi passi su rasoi che abbiano un valore storico o collezionistico. Al limite delle lame anche se non ripristinabili come taglio, possono comunque rappresentare una utile palestra per tutte le operazioni di disossidazione e lucidatura, rettifica di denti, etc.

Questo se parliamo di restauro che nel 90% dei casi prevede uno smontaggio completo del rasoio visto che i problemi sono sempre nella zona pivot, e successivo riassemblaggio. Altrimenti sono semplici operazioni di pulitura che possono andar bene su rasoi che non hanno problemi (ma anche i Solingen recenti andrebbero smontati, visto che la ruggine è quasi sempre presente al pivot).

La prima cosa da fare OBBLIGATORIAMENTE è una pulizia approfondita con acqua e sapone di Marsiglia per rimuovere lo sporco accumulatosi anche all'interno del manico. Spazzolino da denti e cotton fiocc si rivelano comodi per la pulizia. Una accurata asciugatura completa questa prima fase.
A questo punto occorre una diagnosi accurata su come intervenire. Prendetevi tutto il tempo necessario per decidere come procedere e chiedere eventualmente consiglio, una partenza sbagliata comporta nel migliore dei casi il raddoppio del lavoro, nel peggiore danni non rimediabili....
Nel frattempo cercate informazioni sul fabbricante, sulle caratteristiche tipiche dell'epoca di quel particolare rasoio e valutate quanto il tempo abbia inciso in termini di consunzione e ossidazione e quindi se ripristinarlo come oggetto da usare o semplicemente "da collezione".

OSSIDAZIONE DEL METALLO (ruggine rossa/attiva e nera/passiva):
si elimina usando carte abrasive a secco o ad acqua (io preferisco a secco, c'è un maggior controllo del risultato progressivo)
Per forti incrostazioni di ruggine rossa attiva si può usare un bisturi
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grattando delicatamente, oppure a seconda della gravità dell'ossidazione si decide se partire con grane basse (320-400) o grane superiori (800).
Si arrotola una striscia su un tappo di sughero o un cilindretto di cartone (sfumini per carboncino - negozi per belle arti)
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e si procede con movimento dorso-filo in modo che i graffi che lascia l'abrasivo abbiano l'andamento delle mole usate per dare la concavità alla lama.
Volendo si possono incrociare le passate (punta-tallone), curando però che l'ultima passata prima di passare alla grana superiore sia dorso-filo, in quanto i graffi orizzontali sono spesso più ostici da rimuovere.
Ogni carta di grana superiore (800-1200-2000-3000-5000) deve rimuovere i graffi lasciati dalla precedente.
Inutile tentare di accelerare il lavoro passando subito a grane più alte se non si è fatto un buon lavoro di rimozione dell'ossido. Altrettanto sconsigliato l'uso del dremel con molette abrasive o in gomma in questa fase: se non usato con ottima manualità e esperienza lascia nel migliore dei casi delle "marcature" di faticosa eliminazione (nel peggiore vanifica il lavoro).
Il restauro è una operazione dove la fretta e l'entusiasmo non ragionato porta a sicuri insuccessi.

Dopo la 5000, se si sarà proceduto con la necessaria accuratezza, la lama avrà un aspetto tra lo specchio e il satinato, e a questo punto si può passare all'uso delle micromesh da 6000 a 12000 di grit o alle paste abrasive per carrozzeria sia a mano che sul feltrino del dremel. In quest'ultimo caso prestare la MASSIMA ATTENZIONE al senso di rotazione che deve essere dal dorso al filo in modo che non ci sia la possibilità che il feltrino spezzi, incagliandosi, l'acciaio del filo. E curare anche la velocità di rotazione (ovviamente la minima) e la temperatura (la lama deve sempre essere toccabile con le dita senza scottarsi). Quindi procedere a puntate, frenando la voglia di finire subito!

Ovviamente tutte le iscrizioni della lama che non sano incise in profondità ma semplicemente serigrafate o dorate verranno cancellate. Tenentene conto quando decidete di affrontare un restauro.

Nel caso non siate esperti nell'uso del dremel procedete a mano: impiegherete più tempo ma eviterete i danni irrimediabili.

Non usate sidol, coca cola, acidi, aceto e ricette della nonna o altri voli di fantasia che potrebbero solo rovinare l'acciaio. La pulizia meccanica è sempre la migliore. Ammessa la pasta rosa Puma per lucidare l'acciaio (se la trovate) oltre alle paste abrasive da carrozziere.

Nella zona del perno potete spruzzare dello svitol per sbloccare depositi di ruggine e smanicare più facilmente, ma se non intendete smanicare per un restauro completo (con l'ovvia difficoltà di farlo senza rompere il manico e di dover poi rimettere perni nuovi) o se l'ossidazione non è molta potete usare delle lime diamantate curve
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grattando la ruggine presente. Poi rifinite usando delle striscette di carta abrasiva arrotolata stretta in modo da avere dei cilindretti che possano passare tra le guancette del manico.
Un altro comodo strumento è la penna abrasiva
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conosciuta anche come grattabugie, uno strumento a forma di penna con anima interna (refill) intercambiabile in acciaio, fibra di vetro o ottone, dal diametro di 5 mm.

Dorso e profilo della punta si puliscono e lucidano sempre con la carta arrotolata su un cilindro.

ATTENZIONE! La lama ha una sua geometria con degli spigoli morbidi (es. dove il dorso diventa lama. La carteggiatura li deve rispettare SEMPRE, non c'è nulla di peggio di un rasoio magari antico con tutti gli spigoli stondati da una entusiastica lucidatura a specchio profondo.....

VAIOLATURA (pitting):
sono crateri scavati dall'ossidazione. Rimuovendo l'ossido rimane il microcratere. Con le carte abrasive o la penna abrasiva si ottiene di svuotarli dall'ossido e attenuarne i bordi in modo da poter poi lucidare anche il fondo e quindi evitare il riformarsi dell'ossido che ama insediarsi nelle cavità. La rimozione completa non sempre è possibile (rimane una superficie del metallo a buccia d'arancia), quasi mai lo è sulle lame hollow e in prossimità del filo dove spesso risulta "passante" e quindi obbliga ad un abbassamento della lama per evitare che affilandola si formino dei denti.

PATINA (staining):
La patina è un segno del tempo, ma io sono dell'idea che vada rimossa (ove possibile, ovviamente senza alterare l'oggetto) esattamente come si rimuovono dai quadri dei grandi maestri le vernici ossidate o annerite.
Alcuni collezionisti invece amano vedere la patina che secondo loro testimonia il tempo trascorso, come le rughe sulla faccia. Il parallelo è simpatico ma ingannevole. Calcolate che non sempre è possibile rimuoverla senza rimuovere anche troppo metallo o cancellare le decorazioni, quindi va calibrato l'intervento caso per caso.

MANICI:
a seconda del materiale ci sono varie tipologie di intervento:
per tutti comunque innanzitutto un lavaggio in acqua e sapone di marsiglia e spazzolino da denti per rimuovere il sudicio.
Plastica: si lucida con le micromesh da 8000-12000 che rimuovono anche la patina verde di alcune decorazioni in lamierino d'alpacca incassate nel manico.
Celluloide: come la plastica. Plastica e celluloide se deformate si possono raddrizzare mettendole in morsa tra due lastrine di metallo (ottimi i righelli in alluminio) e usando un phon con molta attenzione. Per evitare che il manico ritorni torto (memoria del materiale) va lasciato in morsa almeno 2-3 giorni e scaldato a più riprese (misura empirica: non ci si deve scottare toccando i righelli)
Bakelite: come la plastica
Corno: dopo la pulitura, eventuali carie provocate dagli insetti divoratori di cheratina, si riempiono con cianacrilato (attack gel) o con resina da indurire con gli UV (tipo quella dei dentisti). Si immerge poi il manico in olio di piede di bue per almeno 48h nel caso occorresse reidratarlo (il corno troppo secco si sfoglia). Lucidare con le micromesh e un panno di lana alla fine. Non usare paste abrasive che penetrerebbero nei pori. Si raddrizza come la plastica ma il risultato non sempre è definitivo (la solita memoria del materiale)
Osso: si può sbiancare con l'acqua ossigenata ma il rischio è di avere un risultato gessoso. Si lucida come il corno semplicemente con le micromesh evitando assolutamente le paste abrasive. Essendo poroso assorbe oli e unto diventando giallastro e traslucente. Attenzione quindi se avete l'abitudine di oliare le lame per prevenire la ruggine!
Avorio: come per l'osso. Eventualmente usare del dentifricio con spazzolino per pulire a fondo. Attenzione che lo spessore delle guancette è sottile, quindi quando pulite l'interno non forzatele.
Tartaruga autentica: da non confondere con le imitazioni (celluloide, lucite, plastica, corno tinto che ricadono nei casi precedenti) Eventuali mancanze si restaurano come per il corno (stesso tipo di insetti che provocano le carie) e si lucida solo con micromesh.

Per vedere l'applicazione "pratica" di molte di queste nozioni: http://www.ilrasoio.com/viewtopic.php?f=25&t=1995
Ultima modifica di altus il 29/05/2014, 19:14, modificato 2 volte in totale.
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda Aldebaran » 30/05/2014, 21:52

Vorrei ringraziare Altus per l'ottima guida che ha redatto per il forum.Durante il suo soggiorno a Milano per lavoro l'ho incontrato in varie occasioni e gli ho chiesto cortesemente di redarre uno scritto simile.Egli,dotato di lungimiranza,mi ha detto di aver già pensato,in quei giorni,ad una cosa del genere.Spero che,nel tempo, possa essere questo lo spunto per pubblicare degli scritti di manutenzione e restauro ponendo esempi specifici,riguardanti problematiche e soluzioni in particolare.
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 04/06/2014, 21:42

Dremel
Se a qualcuno può interessare, su ebay continuano a vendere il banco Dremel che ho recentemente acquistato e che uso con estrema soddisfazione 8-) : se si vuole fare del restauro serio è da tenere in considerazione per l'ottimo prezzo (il Dremel 300 è fuori catalogo per cui il prezzo conveniente...)
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http://www.ebay.it/itm/DREMEL-300-HOBBY-TABLE-MULTIUTENSILE-40-ACCESSORI-LIBRO-DELLE-IDEE-OMAGGIO-/141294563196?pt=Utensili_elettrici&hash=item20e5cfef7c&_uhb=1
L'unico neo del Dremel è il costo spropositato dei consumabili (ruotine di feltro, dischi da taglio, frese...) ma la differenza nei risultati e nel tempo impiegato si sente eccome...
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 17/07/2014, 20:33

Riduzione del foro del pivot

Nelle lame dell'800 spesso il foro del perno ha forma irregolare (ottenuto con un punzone e non con un trapano) o semplicemente slabbrato dall'uso.
Questo obbligherebbe a stringere eccessivamente il pin affinché la lama non risulti lasca.
In tal caso è preferibile invece ridurre il foro con un tubetto d'alluminio incollato con colla epossidica.
Tubetto e relativa astina da 1,6mm (la misura classica dei perni dei rasoi) si trovano nei negozi di modellismo ben forniti.

da sx a dx: astina inserita in un pezzo di tubetto, lama con foro già ridotto, scovolino e carta abrasiva per pulizia
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Una dima autocostruita al volo aiuta a mettere in asse tubetto e lama durante l'incollaggio, per non avere sorprese (=lama fuori asse) al momento di rimanicare.
La messa a registro si può fare tanquillamente a occhio ;)
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 17/07/2014, 20:47

Rotture del manico all'altezza del perno

Uno degli incidenti più frequenti nei rasoi vintage è la rottura del manico all'altezza del perno, spesso causata da una cattiva tecnica nello smontaggio del pin.
Una soluzione (oltre all'ovvia soluzione di cambiare tutto il manico) per i manici con inlay di marca (tipo molti Solingen) o particolarmente pregevoli per antichità, consiste nell'incollare le due parti e a seccaggio avvenuto, fresare una sede a misura di rondella interna nell'interno del manico, centrata sul foro del pivot.
Massima cautela e frequenti soste con i manici in materiali plastici, celluloide e bakelite che potrebbero fondere e deformarsi con il calore generato dalla fresatura vanificando il lavoro.
Detta rondella va poi incollata in modo da fare corpo unico con il manico e "ponte di tenuta" tra le due parti. Le tensioni generate dal movimento della lama quindi si scaricheranno sulla rondella e non sulla frattura.
8065

Sul lato esterno poi una stuccatura e lucidatura con micromesh renderà quasi invisibile il danno (nei manici in plastica chiara il danno resterà comunque visibile).
8064

L'intervento risulta più facile sui materiali naturali (osso, corno, avorio, tartaruga) dove il calore da frizione non provoca lo scioglimento del manico, e in cui si possono realizzare, nel caso delle ricostruzioni, degli "incastri a mezzo legno" con sovrapposizione delle due parti.
16594
Nel caso della tartaruga il calore anzi aiuta la fusione delle due parti (le scaglie grezze di tartaruga sono incollate tra loro a caldo per ottenere gli spessori necessari alle lavorazioni).

Una variante interessante, suggeritami dall'amico "Poulpe" del forum francese CCC, prevede al posto della rondella due astine in acciaio annegate in canaletti ottenuti con una minifresa e riempiti di cianoacrilato.
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 03/09/2014, 12:21

MATERIALI DI CONSUMO:
Alcuni dei miei "fornitori" di materiali vari

Rondelle e pin in nikel e in ottone (bullseye W&B - cupola): http://www.ebay.com/usr/ajkenne4xm3
Micromesh: http://www.ebay.it/usr/schnipor
Materiali vari (osso, corno, madreperla...): http://www.ebay.co.uk/usr/robsbits
attrezzi da orefice (seghetti, incudini, martelli, lime): http://stores.ebay.it/Oreficeria-Azario-Store/OREFICERIA-/_i.html?_fsub=2554581015&_sid=1016071735&_trksid=p4634.c0.m322
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 24/10/2014, 16:35

LUCIDATURA
La fase finale del restauro prevede la lucidatura dell'acciaio tramite abrasivi fini (paste, polveri...)
Ogni acciaio risponde in maniera leggermente diversa e inoltre a seconda della tipologia di lama si deve optare per una finitura satinata o una lucidatura a specchio (ad esempio un veddge inizio '800 di fascia bassa difficilmente nasceva finito a specchio con la costosa lucidatura del "rouge d'Angleterre", mentre lo era sicuramente un rasoio destinato a un pubblico più facoltoso con lame decorate e/o manici in materiali preziosi come avorio o tartaruga. La lucidatura a specchio si affermerà poi nella seconda metà dell'800 come finitura normale.)

Utile un piccolo banco di riscontro ottenuto con un pezzo di compensato su cui è fissata una striscia di compensato da 4 mm che fa da battuta al dorso della lama e permette di farne appoggiare bene il filo in modo che attrezzi rotanti non possano danneggiarlo.

Prima di passare con il dremel alle ruotine in feltro, uso delle spazzole rotanti di setola (ex forniture per dentisti)
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che rimuovono bene le ultime tracce di ossido sul fondo delle cavità del pitting o dalle zigrinature dei codoli -ovviamente sempre con pasta abrasiva-.
Sulla lama, solitamente dopo l'ultimo passaggio con la carta abrasiva 5000, inizio con una pasta abrasiva per carrozzieri su feltro rotante a cui mescolo a seconda delle necessità o dell'ossido di cromo (quello della pasta verde ma in polvere) o dell'ossido di ferro (quello della pasta rossa, sempre in polvere).
In altri casi ho usato con successo lo slurry denso di Belga gialla (ma a mano e con carta abrasiva 3000, altrimenti schizza ovunque). Se lucida il filo non c'è motivo per cui non possa lucidare la lama.... ;)
Da evitare invece le paste cerose che col calore della rotazione impastano il feltro e sono difficili da rimuovere.
La lucidatura finale viene fatta con pasta rosa Puma e feltro dedicato, fino a quando la pasta smette di annerirsi velocemente.

L'uso del feltro deve SEMPRE essere nel senso della molatura, curando che la rotazione vada dal dorso al filo. Altrimenti... una bella rottura di lama con schegge di metallo in volo è quasi assicurata.
Segue un lavaggio con sapone di Marsiglia per rimuovere eventuali untuosità delle paste (sono fatte con derivati del petrolio e abrasivi in polvere) asciugatura e oliatura antiossidazione nell'attesa dell'affilatura.

ImmagineUSATE SEMPRE OCCHIALI DI PROTEZIONE QUANDO UTILIZZATE ATTREZZI ROTANTI.
Uno schizzo di pasta abrasiva negli occhi non è il miglior modo per terminare un restauro.........
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 08/02/2015, 21:45

PIN & RONDELLE

Misure "canoniche" di pin e rondelle nei rasoi inglesi e tedeschi a partire dalla metà dell'800
pin ø 1,5±1,6mm in ottone o in alpacca
rondella esterna ø 2,3mm con foro da 1,6mm, spesso svasata (si possono svasare usando un punzone come quello per i bottoni a pressione ;) ) come per i pin, in ottone o alpacca
rondella interna -o frizione- ø 8mm con foro da 1,6mm e spessore massimo di 0,2mm in ottone, raramente in altri metalli.

Nei rasoi più antichi i diametri sono variabili e soprattutto nei francesi si incontrano spesso pin in ferro.

Nel caso delle rondelle a cupola o nelle rosette, è sempre presente almeno una sotto-rondella che ne evita lo schiacciamento (es: le rondelle dei Wade & Butcher)

Sono in vendita (Ebay, sito Revisor...) dei pin usati ai giorni nostri dalle ditte di Solingen, in pratica dei chiodini che vanno tagiati e ribattuti da un solo lato. Il mio personale parere è che sono... pessimi. Non daranno mai il risultato delle barrette in ottone o nikel silver ribattute sui due lati. Attenzione anche ai diametri esterni delle rondelle e al loro spessore, troppo spesso quelle in vendita sono eccessive.

Nei rasoi inglesi, svedesi e francesi, i manici in materiali "nobili" (avorio, madreperla, tartaruga e talvolta osso) i pin venivano ribattuti senza rondella. Ovviamente un restauro corretto implica che il rimontaggio avvenga con lo stesso sistema!

SPAZIATORI
Nei rasoi contemporanei sono in plastica come i manici o ultimamente nello stesso materiale del manico (es: corno e osso)
Nei rasoi inglesi fino all'inizio del '900 lo spaziatore è quasi sempre in piombo e soprattutto nei leggeri manici in avorio e osso aiuta a controbilanciare il peso della lama.
Nei rasoi francesi del XIX manicati in corno nero, lo spaziatore è quasi sempre in corno chiaro o osso bianco.
In rasoi più antichi e preziosi è talvolta nello stesso materiale del manico (avorio, tartaruga...)
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 09/05/2016, 22:16

RONDELLE per il restauro dei rasoi del XIX° sec. inglesi e francesi

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a occhio di bue, a cupola, a fiore.
viewtopic.php?f=25&t=9443
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda mastino » 11/09/2016, 16:26

Salve a tutti, spero che questa sia la sezione giusta per fare la mia domanda. Nella cantina di un mio amico ho visto il guscio di una tartaruga che è stato dipinto con motivi locali, sembrerebbe ad olio e dovrebbe avere più di 50 anni.
E' possibile riportare a vergine il carapace senza rovinarlo? E nel caso e meglio usare un abrasivo o uno sverniciatore chimico? Ed è poi possibile utilizzarlo per guancette o altri restauri?
Grazie
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda altus » 11/09/2016, 17:23

Devi provare tenendo presente che è un materiale corneo. Non è possibile usarlo perché quella che viene usata è una somma di scaglie centrali di vari gusci saldate a caldo, per cui il costo molto alto degli oggetti. Così com'è non avrebbe le trasparenze e il tipico jaspé di quella usata per gli oggetti e sarebbe solo un brutto materiale opaco
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda mastino » 11/09/2016, 17:37

Grazie Altus, come sempre puntuale ed esaustivo :D .
Ho capito.. e meglio evitare... ;)
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Re: [TUTORIAL] Restauro- nozioni di base

Messaggioda bilos2511 » 15/04/2017, 20:03

@Altus: gentilmente una domanda: Basta un seghetto da orefice per poter tagliare a dovere le varie forme che si vogliono per il manico? Parlo ovviamente per materiali morbidi tipo: corno, osso, plastica..non certo acciaio traforati .

Grazie.
A)Proteggere dorso e coste con uno strato di nastro isolante e ..
B)Tingere la zona del bevel con un pennarello.

SV Addicted.
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